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La chiesa era riposta su un rialzo del terreno, lambito dalle acque del torrente Bozzente che passava proprio dietro la sua cappella maggiore e rimaneva ancora cosi' piu' strettamente unita al progetto planimetrico medioevale di luogo addossato al suo castello oltre che protetto dalle presenti forze naturali.

Sebastiano e a S. Rocco seconda e terza nicchia sulla destra per chi entra dal centro santi a cui si faceva ricorso in queste tristi circostanze, la questione diventa piu' chiara e credibile. Il suo carattere isolato o riservato espresso nelle sue mura che attorniano la chiesa, le case e le loro cascine, e' confermato anche dal luogo scelto per la sua sistemazione. Infatti fino al scorreva avanti a questo centro dalla parte verso Cislago, il torrente Gardaluso o Gradaluso o Bozzentino che proprio qui terminava la sua corsa e dispedeva le sue acque, come si legge nella topografia del corso antico e moderno dei tre torrenti di Tradate, Gardaluso e Bozzente.

A questo riguardo ancora per la visita pastorale del , nel riportare le terre appartenenti alla chiesa, si dice che tra i confinanti di una terra di sette pertiche in Musarella o Miserella scorreva il fiume Bozzente Minore o Bozzentino A. Notarili cart. Esso, continuando la sua corsa, passa davanti di S. Maria e sfoga nelle terre del Campaccio. La poverta' di queste terre, sottolineata dal temine Miserella o Campaccio, indica appunto come la presenza del Bozzentino le rendesse di minor valore o produttivita' rispetto alle altre anche vicine.

Il tracciato segnato dal Bozzentino per buona parte dell'anno serviva come strada o sentiero per Rescalda, Legnano e Gallarate. Inoltre le due vie di uscita dal centro di S. Maria ancora evidenti: una di fronte alla porta principale della chiesa ora generalmente chiusa da un portone in legno e l'altra aperta e passante sotto un arco che va, lungo il percorso fiancheggiato da sette piu' sette cappellette della via Crucis in cattivo stato, ad immettersi sulla strada principale per Cislago, non segnano che una linea unica proveniente dalla contrada una volta detta di S.

Maria Siate ed ora Magenta e diretta al sentiero di Gallarate o Legnano. Nel capitolo dedicato alla chiesa parrocchiale di Cislago era rimasto il dubbio di attribuzione della chiesa sotto titolo di S. Maria segnata A nel Liber Sanctorum di Goffredo di Bussero, alla stessa chiesa maggiore o piuttosto ad altra chiesa nelle vicinanze. Ora se veramente doveva sussistere una chiesa di S.

Maria accanto alla parrocchiale, questa non puo' essere stata altro che S. Maria campestre. Tuttavia il termine aggiuntivo: di Sia, Siate, Scia', Sciate o Sedate non permette una definita, unica e ultima spiegazione sulla nascita della chiesa. Si puo' dire che esso e' i9nterpretabile almeno secondo due punti di vista sostenuti dalla parlata della popolazione del posto: o sottolinea la posizione della chiesa appunto con significato - da questa parte - della strada o del letto del Bozzentino, oppure e' riconducibile alla figura della Madonna venerata da piu' secoli in detta chiesa e considerata miracolosa, nel senso che, mostrandosi in stato interessante, indicherebbe la nascita del bambino che sta per venire a salvare il mondo.

Alla destra vi sono le case dei coloni dei Fagnani. Antistante la chiesa, in cui si puo' guardare dentro attraverso una finestra vi e' uno spazio e rimane il transito che supera il fiume detto Bozzente A. Pieve di Appiano vol. Il torrente Bozzente deve essere controllato Tratto dal libro "Cislago, terra di poveri, terra di furbi" di Livio Mondini. Martino per Cislago e poi per Gerenzano e Uboldo portando frequenti inondazioni a tutte queste terre nei momenti di piena.

Ora doveva subire una deviazione. Nell'anno le Comunita' di Cislago e Gerenzano fecero ricorso al governatore di Milano, come si vede nella supplica registrata nell'istromento di contratto tra il signor conte Renato Borromeo e il ducato di Milano e le dette comunita', con queste parole: trovandosi che si era supplicato attraverso gli agenti delle terre di Cislago e Gerenzano a Sua Eccellenza di ottenere la facolta' di deviare le acque del torrente Bozzente, che appunto scorrevano nel loro antico cavo parallelo alla strada maestra varesina e recavano grande danno alle stesse terre e alla stessa via, e che l'illustrissimo conte Renato Borroneo si offriva di condurle per un cavo nuovo da costruire nella parte dei suoi beni in Origgio, ancora si invita il signor Ottavio Raverto giudice delle strade a visitare il posto e riferire Nella relazione seguita alla visita fu riconosciuto il vantaggio che ne ricavava tutto il Ducato e le terre di Cislago e Gerenzano dalla meditata diversione del Bozzente dall'antico suo alveo per mezzo di una grandiosa chiusa presso San Martino in modo che impedisse qualunque trascorrimento d'acque in caso di piena sulla strada Varesina ed anzi, rimanendo cosi asciutto, potesse essere utilizzato anche come strada.

Nel contratto tra Renato Borromeo e Orazio Albano sindaco del Ducato, e' scritto: inoltre esso signor conte promette di far fare una chiusa di ceppi o sassi e mattoni in calcina nel cavo del detto torrente e nel luogo ove le acque di esso si introducono nel cavo nuovo, in modo tale che nel futuro l'acqua di questo torrente non possa dar danno a detta strada. Cosi questa diversione di tutto il Bozzente nel nuovo cavo fu ottimamente proposta dagli ingegneri e periti di quel tempo ed eseguita nel Il cavo Borromeo poi non solo fu condotto per molte miglia attraverso vaste brughiere e boschi di Cislago fino ai confini di Origgio, ma si scelse una linea di direzione e di corso sopra il piano alquanto rilevato delle stesse brughiere dove potesse diramarsi agevolmente e spandersi nei piani inferiori e consumarsi per via in buona parte, anche prima di condursi nelle terre e nelle brughiere di Origgio.

Questo permetteva altresi' di non lasciarlo scorrere fino a Lainate o a Rho perche' lo stesso Borromeo destino' pertiche delle brughiere e boschi di Origgio delle 1O mila che possedeva, per il suo sfogo o spandimento. Fu cosi' creato un intreccio di canali e di loro sostegni attraversanti, in modo che si imboccassero le acque dei canali superiori e da qui piano in piano lentamente scendessero ad occupare l'estensione di tutti i boschi.

Un lavoro ben fatto e' bastevole in quei tempi all'intero spandimento delle restanti acque del Bozzente entro cui ancora scaricava il Gradaluso. Sempre nel fu stipulata una convenzione tra la casa Borromeo e la casa Fagnana per l' apertura del cavo di Gerenzano. Questo stato di cose duro' dal fino al come si vede dalle mappe del e dalle attestazioni degli uomini piu' provetti di Cislago, i quali confermarono che sempre avevano visto la confluenza del Gardaluso e del Bozzente nel Cavo Borromeo e la grandiosa chiusa poco sotto San Martino fino al , comprese alcune riparazioni negli ultimi anni.

Tra tutte le testimonianze figura quella del Fattore Morone uomo vecchio di Cislago e di altri che avevano partecipato a questi lavori. Gli stessi uomini di Cislago come testimoni di vista ne ricordano la forma: chiusa costruita con grandi ceppi e solidissime impalcature, con una gran fronte armata di colonne di legno a guisa di paladella, con una altezza di braccia 9 - 10 circa, con il rinforzo alle spalle di quattro grandi gradinate di ceppo vivo le quali andavano a terminare in un sottoposto piano di grosse tavole di legno.

Solo in tempo di massima escrescenza, , dalla cresta e sommita' della chiusa, si scaricava una moderata porzione di acque nel vecchio cavo. Questo sta ad indicare un cambiamento verso la fine del seicento-inizio settecento da chiusa a travacatore. Il vecchio letto del Bozzente assume cosi' completamente il servizio di strada comoda ai viandanti. Tale sicurezza di progetto tenne lontano per tutti questi anni, qualsiasi querela.

Altre tribolazioni non mancarono. Per tutto il ducato di Milano continuarono grandi movimenti di truppe e nelle loro soste in questo o in quel borgo frequenti erano le segnalazioni di disturbo. A questo riguardo ancora e' scritto nella visita pastorale a Cislago: la chiesa parrocchiale di Cislago essendo tutta stata fabbricata de novo con l'elemosina e sovvenzioni del popolo e con gran spesa per la poverta' e grandissimi carichi, non si e' potuta ridurre a perfezione conforme ai decreti generali et ancora dalle visite onde stando i medesimi aggravi del popolo per l'alloggiamento di soldati ed altri ne' si possono fare le ordinazioni quali converrebbero Anche Cesare Visconti signore di Cislago, ascritto al consiglio dei LX decurioni e particolarmente incaricato di chiedere provvedimenti contro la licenziosa e violenta condotta delle soldatesche spagnole stazionate nello stato di Milano e contro l'inerzia della pubblica amministrazione dal al , falli' nella sua missione Se non riusci' a concludere nulla di buono per la popolazione gravata da pesi e dolori, fu pero' abile nel mantenere ed accrescere onori dallo stesso governo spagnolo subito dopo i tragici anni delle pestilenze.

Infatti con la guerra dei trent'anni, del Monferrato e della Valtellina si fecero sentire disagi in tutta la Lombardia. In particolare furono mandati all'assedio e successivo saccheggio di Mantova dall'imperatore Ferdinando II, 25 mila soldati mercenari di fanteria noti come Lanzichenecchi. Sin dalla primavera del , un primo scaglione era giunto a Lindau sul lago di Costanza; di li passarono in Valtellina e nei Grigioni.

La peste fu portata da costoro nello stato milanese. Finche' rimase a Milano il governatore spagnolo don Gonzalo Fernandez de Cordoba, si riusci' a fermarli fuori di Lombardia, ma dal 22 agosto, costui si ritiro' da Milano e in seguito i lanzichenecchi dilagarono nelle nostre campagne senza piu' alcun freno alle loro scorribande. Tutti i paesi attorno a Lecco ne furono colpiti. Il 22 ottobre la peste era gia' entrata in Milano attraverso un soldato milanese che veniva da Lecco ed aveva acquistato, se non rubato, vestiti da quei soldati.

Si cerco' di nascondere questi mali e i primi morti di peste, senza ricorrere subito alle necessarie cure da estendersi in citta' e nei dintorni. Anzi si crearono feste in cui, per la grande raccolta di persone, divenne ancora piu' facile per il morbo il diffondersi. Ultimo fra tutti i divertimenti, fu reso massimamente solenne il carnevale del febbraio e la peste fece strage per tutto l'anno A nulla valsero le processioni per calmare l'espandersi della peste, L'odore sgradevole dei corpi colpiti, della paglia sudicia, delle stalle e degli animali abbandonati diventava sempre piu' insopportabile.

L'unico rimedio rimaneva il fuoco e l'isolamento in quarantena. Interi villaggi vennero distrutti e gli abitanti sterminati. Sorsero ugualmente in questi tristi giorni, false credenze proprie di chi e' sempre vissuto nella ignoranza.

Una caccia alle streghe e il saccheggio. La salvezza era nel tempo delle piogge che avrebbe purificato ogni cosa. Cislago non fu certo risparmiato. I cadaveri infetti di questo doloroso furono posti nel luogo detto anche qui Lazzaretto ed identificabile nella zona centrale dell'attuale Cimitero Comunale. Qui fu alzata una croce ricordo e in diversi tempi la Comunita' vi si recava processionalmente a suffragare le anime di quei poveri defunti.

Rimase per molti anni, un campo aperto su cui normalmente passavano le bestie e che solo in seguito fu cinto interamente da un muro Non si ha una rilevazione esatta circa il numero dei morti di peste nel perche' il registro dei morti, a differenza di quello dei battezzati e dei matrimoni,non e' conservato ne' in archivio parrocchiale ne' in archivio di curia. Non si sa come sia andato disperso. Eppure anche di questo registro si ricordava tanto nel XVI secolo che nella prima meta' del XVII secolo, la opportuna conservazione ed attenzione in ripetute visite pastorali.

Una cosa tuttavia appare chiara e degna di riflessione: il numero degli abitanti, che aveva visto da piu' anni un progressivo incremento dovuto, oltre che ad possibile aumento delle nascite, alla sistemazione di persone nuove al seguito di gentiluomini, ad immigranti che sfuggirono dai grossi borghi dopo la peste del e a famiglie qui trasferite dal signore Cesare Visconti per far rendere le sue terre, subisce ora un arresto e una diminuzione.

Infatti, anche tenendo presente un numero di persone abitanti alle cascine e non sempre calcolate, nel si contavano per Cislago anime 15 , passate nel a Cinque anni dopo, sono gia' circa 17 e nel Nel al tempo dell' acquisto del feudo di Cislago da parte di Cesare Visconti, e' perfettamente leggibile una popolazione di anime 21 che decisamente si abbassa a nel Le famiglie che sempre nel sono registrate in numero 23 , sono ancora ferme a nuclei un secolo piu' tardi e cioe' nel Il Bozzente deviato verso l'esterno del paese Tratto dal libro "Cislago, terra di poveri, terra di furbi" di Livio Mondini.

La citata chiusa si ruppe per le mancate necessarie riparazioni a cui dovevano concorrere per meta' la Casa Borromeo e per meta' il Ducato interessato alla difesa della strada Varesina. La sola Casa Borromeo non volle caricarsi della spesa totale per la riparazione della chiusa che sempre piu' percossa e scompaginata dalle piene si sfascio' completamente e si rovescio'. Il torrente, dal canale che andava al cavo Borromeo, ripiego' verso il suo antico alveo e piombo' sopra le terre di Cislago, Gerenzano e Uboldo.

Ognuno penso' al suo caso. La comunita' di Cislago si volse interamente ad allargare e sprofondare il vecchio letto del Bozzente per impedirne i traboccamenti sopra le sue terre. La comunita' di Gerenzano assalita dal torrente nelle sue medesime abitazioni, alzo', ripari, costrui' argini, apri' nuovi cavi per lo sfogo delle piene. Le comunita' di Uboldo e Origgio, dopo averne sofferto funeste inondazioni nell'abitato e nelle campagne, si videro costrette nel ad aprire un nuovo grande cavo delineato dall'ingegnere Raffagni.

Le spese risultarono esagerate e gli sforzi inutili. Dopo molte inondazioni decisero concordemente di riaprire un altro cavo di reciproca utilita' e piu' sicuro del primo come appare dalla relazione autentica del signor Bartolomeo de Giovanni Agrimensore. Tutti i possessori furono d'accordo nel ritenere che una netta diversificazione dei vari torrenti di Tradate, del Gradaluso e del Bozzente permettesse una sicura esenzione da qualsiasi piena nei loro campi Dura lezione fu appresa da tutti nel quando anche il torrente di Tradate, rotti gli argini della riva sinistra, si uni' agli altri due e causo' gravi danni alle singole comunita' da San Martino a Rho.

Infatti nello stesso agosto il Bozzente, accresciuto da quel congiungimento, rese inutili i precedenti ripari e inondo' molte terre. Nel settembre furono presentate suppliche al giudice delle strade Pecchio Luigi per riformare gli antichi stati dei torrenti. Si riconobbe che la caduta della chiusa di San Martino non era avvenuta per sorpresa del torrente i in qualche sua straordinaria piena ma perche' si era trascurata la continua attenzione e la normale riparazione annuale.

Si valutarono anche i gravi danni per il pubblico commercio. I lavori furono affidati all'Ingegner Pessina Ferdinando che presto pero' mori' di febbre nelle lunghe sue visite in queste zone. Costui lascio' almeno fortunatamente un esattissimo disegno dello stato dei torrenti. Dopo la sua morte tutto fu lasciato in sospeso. Abbandonata cosi' la speranza di una soluzione pubblica, ognuno cerco' ancora da se' qualche ripiego e fece in modo di scaricare il torrente sopra le terre dei vicini possessori Da qui sorsero discordie e contestazioni.

Il culmine di tutti i mali fu raggiunto dalla grande piena del primo luglio quanto il Bozzente accresciuto dal torrente di Tradate lascio' il seguente impressionante ricordo. Nelle terre verso Cislago si risentono cattive esalazioni pregiudichevoli alla umana salute e procedenti da cadaveri di bestie e di uomini annegati, dalle biade infracidite e corrotte nel fango e nell'acqua.

Riferiscono l'agente del Conte Castelbarco, Antonio Rimoldi e il console Arcangelo Zaffarone che sono perite 70 bestie bovine tra grosse e piccole, circa 30 tra giumenti e muli. Inoltre sono annegate 14 persone ora sepolte nella chiesa parrocchiale e un bambino che ancora dopo quindici giorni non era stato ritrovato.

Alle bestie bovine e' stata tolta la pelle e se ne sono mangiate le carni dopo che il parroco aveva dato il permesso di consumarle e il Venerdi e il Sabato perche' non avevano altro. Anche ai muli e agli armenti e' stata tolta la pelle e poi si sono gettate nello stesso fiume Bozzente che li ha trascinati nelle campagne e nei boschi. Il frumento era stato condotto via dall'acqua ed il rimanente restava rovinato per la tempesta.

L'acqua aveva raggiunto le case ad altezza d'uomo. Da queste case colpite molte persone si sono salvate a fatica e poi ebbero molto fango da estrarre: rimaneva buona cosa imbiancare di calcina. A parte una femmina ammalata da molto tempo, in questa occasione cadde ammalato un certo Carlo Filippino per essersi tanto intimorito di morire annegato. Attorno alla chiesa erano rovinate le lapidi dei sepolcri ma non si sentivano cattivi odori Un'altra testimonianza del parroco Riva sottolinea: il primo luglio del alle ore tre pomeridiane, venne orribile tempesta e segui inondazione di acqua che sormonto' e allago' le case e le campagne.

Nella mia camera l'acqua arrivava a due braccia e atterro' molti muri. Essa affogo' molte bestie e persone. Una donna di 75 anni fu trovata dopo otto giorni alla Fagnana Furono di conseguenza spediti nuovi periti ma solo con il diretto intervento del duca di Modena nel la questione fu considerata oggetto di pubblico bene. L'ingegnere Besana lavoro' al conseguente piano di sistemazione di detti torrenti a partire dal Una dichiarazione del regio cancelliere Annibale Marza del 25 maggio ci illustra l'intesa raggiunta.

Il Gradaluso fu separato con un nuovo cavamento al di sotto della Stradella nominata dei Ronchi di Locate e va a terminare nelle brughiere di Cislago. Questo torrente corre tutte incassato sino al risvolto delle brughiere di Carbonate, Mozzate, mentre tutta la parte destra e' mancante d'argine affinche' le acque in occasione di piene possano debordare da quella parte per il consumo e il beneficio delle brughiere da abilitare a bosco; il restante viene consumato nelle brughiere di Cislago ridotte ora in gran parte a boschi per la buona direzione di quei possessori.

Il Bozzente fu separato dal suo antico letto con un nuovo rettilineo e spazioso cavo fatto nel che dal ponte ponte fabbricato per la strada regia Varesina presso San Martino di Mozzate, va sino ad altro ponte serviente per la brughiera di Cislago e per le strade di Busto Arsizio e Gallarate e poi fu introdotto nel vecchio cavo Borromeo sino in fine dei boschi di Origgio.

Il Fontanile di Tradate fu abilitato in modo da poter contenere il torrente anche nelle grandi piene e per dargli maggiore sfogo, fu fatto un nuovo rettifilo al di sotto delle vigne Candiane sino alla Cassina Cipollina. Poi le acque passano nel vecchio cavo sino in fine dei boschi detti del Mirabello sotto Gorla Minore. Al di sotto della della cascina Cipollina cominciano le diramazioni delle sue acque divise in varie bocche che vanno a spandersi nei boschi suddetti. Una conclusiva aggiunta dell'ingegnere Giuseppe Perego del 2 dicembre cosi dice: per impedire gli antichi sconcerti avvenuti per la congiunzione delli tre torrenti e per migliorare il corpo delle perniciose loro acque, fu prescritta la riattazione ed aprimento di antichi e nuovi canali di utile erogazione; furono vietate le arbitrarie pericolose diramazioni; si concertarono finalmente lungo il rispetto loro corso Traverse e imboschimento nelle valli, arginature sopra le rive, saltacavalli e terroni attraverso le strade basse, opere tutte dirette e capaci a regolare le defluenti esuberanze, ad arrestare li debordamenti, ad impedire l'interrimento dei cavi e molto piu' il desolamento e l'eccidio delle vicine popolazioni e degli interiori territori.

Il cambiamento del genere di vita nelle cascine di Uboldo. L'originale di questo lavoro si trova presso la Biblioteca Comunale di Uboldo. E' composto da 33 cartelle dattiloscritte comprese 5 cartine della zona rifatte a mano. In mancanza di dati precisi, si presume sia stato eseguito dalle scolaresche. E' stato qui ricopiato per questione di leggibilita'. Premessa In questo lavoro ci siamo proposte di effettuare una ricerca su come viveva e come si vive oggi nelle cascine.

Lo spunto che e' stato offerto dalla discussione sulla Ca' Morandi di Saronno, nell'articolo apparso sul "Giorno", un importante quotidiano, in relazione al problema del trasporto pubblico, tra il centro del paese e le cascine ubicate fuori dal nucleo principale, e dal vivo desiderio che c'era in noi di scoprire quale mondo si agitasse dietro le cascine. In primo luogo ci siamo recate in comune dove ci siamo informate del numero e del nome delle cascine e dove abbiamo ottenuto una carta geografica per conoscere la loro ubicazione fuori dal nucleo fondamentale.

Con l'aiuto di testi fra i quali primeggia quello di C. Saibene, abbiamo approfondito lo studio sulle case rurali della Lombardia; tutto cio' e' servito a formulare la nostra ipotesi cioe' verificare se c'e' stato un cambiamento del genere di vita nelle cascine. Per questo abbiamo formulato un questionario per realizzare interviste uguali in ogni cascina.

Abbiamo potuto stabilire in quale periodo si e' verificato il cambiamento di vita e conoscere i problemi e le prospettive per il futuro nelle cascine. Ubicazione delle cascine Il centro urbano di Uboldo occupa parte sud-est di un grande quadrilatero. Esso e' circondato da numerose cascine disposte a corona.

La Malpaga e' posta a nord-ovest, la Girola a nord, mentre la Regosella a sud-ovest. Grazie all'incremento edilizio, questi piccoli centri sono piu' uniti al nucleo principale del paese, mentre anticamente erano molto piu' distanti da esso, poiche' il paese era meno sviluppato. Le cascine Soccorso e Regosella sono piu' collegate con i paesi limitrofi che con Uboldo. A dimostrare questa tesi alla Soccorso sorgevano dei camminamenti sotterranei che conducevano a Gerenzano;.

Si nota inoltre che le cascine sono molto distanti fra loro e cio' e' dovuto al fatto che anticamente il sistema piu' diffuso di conduzione era il contratto agrario. La proprieta' fondiaria In genere il proprietario non risiedeva nella cascina ma nominava un conduttore che regolava i rapporti con i contadini.

I sistemi di conduzione piu' comuni erano la mezzadria e il contratto a grano, che fu introdotto solo in un secondo tempo; con esso la famiglia colonica s'impegnava verso il proprietario ad un canone annuo i grano per il seminativo, ad un canone in denaro per il prato e la casa e a compiere in con partecipazione con il proprietario stesso l'allevamento dei bachi da seta.

Infatti, per antica usanza, la foglia del gelso era riservata alo proprietario, il quale assegnava ad ogni famiglia, un numero di once di seme d'allevare e si riservava di vendere la foglia sovrabbondante a quelle aziende che ne fossero rimaste prive. Si impegnava pero' a procurarla qualora mancasse. Al colono toccava la cura del gelso, la sfogliatura del medesimo e le operazioni manuali per l'allevamento.

Il prodotto dell'allevamento dei bachi veniva venduto dal proprietario che dava meta' della somma ricavata al colono. Si aggiungevano a queste condizioni altre "come l'obbligo della giornata colonica", ovvero un numero di giorni di lavoro poco retribuiti, in cui il colono doveva lavorare con una modesta retribuzione o al proprietario o conduttore che era colui che ricopriva le funzioni del proprietario.

Durante il XIX secolo prevalse questo tipo di conduzione su quello della mezzadria. Tale contratto contribui' a incrementare la produzione agricola perche' il contadino preferiva pagare in natura il canone annuo che doveva al proprietario cioe' dando una quantita' di grano o altro piuttosto che pagare una somma di denaro.

Inoltre non favori' la dispersione delle dimore, infatti era importante che tutti si unissero per la costruzione dei costosi pozzi e che le dimore fossero tutte vicine, in modo da non incidere eccessivamente sul frazionamento dei terreni agricoli.

Inoltre favori' il sussistere delle famiglie patriarcali, costituite in genere da 20 o 30 persone. Questa situazione si verifico' senz'altro anche nelle nostre cascine, ma le persone intervistate hanno saputo darci soltanto notizie frammentarie, che comunque rimandano a quando abbiamo sopra detto.

Questa citazione rimane fino ai primi decenni del XIX secolo ma tra la prima e la seconda guerra mondiale il vecchio proprietario vendete la sue proprieta' ai contadini che, o comperarono i terreni oppure furono costretti ad emigrare. Alcuni di questi contadini appena poterono costruirono sui terreni al di fuori delle cascine, una propria casa, affittando i locali della cascina soprattutto in questi ultimi anni, ad immigrati meridionali.

Questa situazione e' propria della cascina Girola e Malpaga; alla Regosella invece i vecchi proprietari hanno affittato per lo piu' i loro locali a persone del luogo e soltanto recentemente a qualche immigrato del meridione. Una situazione particolare si riscontra invece alla cascina Soccorso Vecchio; la sua forma complessa deriva dal fatto che essa nacque come conte rustica aggregata al convento dei frati che facevano funzionare la chiesetta e forse svolgevano un'attivita' assistenziale della quale probabilmente e' rimasto un ricordo nel nome.

La viabilita' e i trasporti. Le vie che portano alle cascine Malpaga, Girola, Soccorso, Regosella sono per la maggior parte asfaltate dal circa tranne l'ultimo pezzo di strada che conduce al Soccorso. La via che conduce alla Malpaga e' la via Risorgimento; alla Girola e alla Soccorso vecchio conduce la via dell'Acqua infine la via Caduti della Liberazione.

La Regosella che dista dal paese 2,8 Km, per raggiungerla in macchina, in bicicletta e a piedi si impiegano, quando il traffico e' scorrevole, 3, 7, 28 minuti. Per raggiungere la Malpaga che dista dal paese circa 1 Km. Per raggiungere invece la Girola e la Soccorso si impiegano in macchina 2 minuti, in bicicletta 10 minuti, a piedi 20 minuti nei momenti di minor traffico. Per la Malpaga si nota un flusso di traffico costante durante tutto il giorno, mentre per la Girola e la Regosella le ore di punta coincidono con quelle di cui gli operai si spostano per motivi di lavoro.

Diversa e' invece la situazione che si verifica alla Soccorso dove il movimento degli autoveicoli e' quasi nullo. I mezzi pubblici a disposizione sono quelli scolastici che servono solo per la Girola, la Regosella e la Malpaga. Tale situazione dimostra quanto grave sia per le cascine il problema dei trasporti che sono attualmente inadeguati alle esigenze della gente che vive nelle cascina e che cosi' vede condizionata in parte lo sviluppo delle loro attivita'. L'ambiente Le cascine sono a forma di corte chiusa da edifici consecutivi e da un muro.

L'ingresso della corte, o e' costituita da un grande portone, oppure e' dato da uno spazio lasciato libero tra due edifici contigui di due corti diverse. L'interno della corte e' un vasto cortile acciottolato risada o risciada o in terra battuta e in genere con un canaletto deve convergono le acque di sgombero di tutte le cascine sino al pozzo nero.

Alla Girola esistono ancora concimaie che corrispondono al numero delle stalle e delle famiglie. Nelle cascine che abbiamo visitato le abitazioni si trovano sul lato nord, mentre i rustici sugli altri lati. Al piano rialzato si trova la cucina detta "Cusina o ca'". Nella cascina Girola la Ca' era costituita da un locale molto grande arredato soltanto con un tavolo dove si mangiava; una credenza e un piccolo rialzo chiamato "Muschirola" dove si appendevano posate e piatti.

Al piano superiore troviamo la camera da letto detta "Camerin". Alla cascina Girola, Soccorso, Malpaga, Regosella il camerin e' grande e spazioso, formato da un letto matrimoniale composto da due cavalit dove collocavano i pagliericci; nella stanza dormivano cinque o sei persone coperte da un tabar mantello da militare.

Il ballatoio serviva per la comunicazione delle stanze. Nelle cascine del nostro paese abbiamo notato un cambiamento: alla Malpaga esso e' stato rimodernato e ricostruito in cemento, alla Girola il ballatoio in alcuni punti e' rimasto intatto e in legno, mentre nella parte in fondo e' stato ricostruito in cemento. Le scale sono poste ai lati e comunicano con tutti i locali dei piani superiori e servivano per tutte le famiglie.

Il camino della cascina Girola riscaldava la cucina mentre pochissimi era i calore che giungeva al piano superiore. Infatti alla sera per riscaldarsi portavano nelle camere gelide, le mattonelle. Il camino era abbastanza grande con due panche ai lati, dove ci si sedeva per riscaldarsi; il fuoco era alzato di 30 o 40 cm.

Dapprima le abitazioni nella cascina erano illuminate da candele poi con il tempo si uso' il lume costituito da una boccia dove si introduceva il petrolio. Insieme al lume spesso usavano la lucerna simile nella forma al lume e di solito un po' piu' grande; essa aveva oltre alla boccia anche un coperchio e funzionava a petrolio che bagnava uno stoppino che acceso diffondeva luce.

Alla Soccorso vecchio funzionavano un tempo dei forni che servivano per la produzione del pane che veniva consumato in luogo o veniva fornito agli abitanti della Girola che lo preparavano con la loro farina. Per questo motivo non ci fu mai un forno alla Girola. Anche alla Malpaga non vi fu mai costruito un forno perche' essendo piu' vicina al nucleo principale del paese era piu' facile farvi quotidianamente i propri acquisti.

Alla Regosella invece non essendo la piu' distante dal centro di Uboldo, troviamo di nuovo il forno che servi' per la panificazione certamente fino a dopo la seconda guerra mondiale. Nelle cascine da noi studiate le stalle sono poste nel lato sud di fronte alle abitazioni e spesso sono vicine al pozzo. Sono ubicate nella parte inferiore di un ampio rustico, mentre nella parte superiore esso e' diviso in varie parti nelle quali si mette tutto cio' che serve per tenere in ordine la stalla; paglia, strame, tutoli, ecc.

In quest'ultima parte si giunge per mezzo di una scala a pioli. In ogni cascina le stalle sono tante quanti i proprietari. In ogni stalla il proprietario teneva una o due mucche, un bue o un cavallo per i lavori campestri, e in una zona appartata i vitellini. Ora invece nelle stalle si allevano solo o mucche da latte o vitelli da ingrasso. Alla fine della seconda guerra mondiale alla cascina Malpaga sono stati eliminati gli animali e le stalle hanno assunto una nuova funzione: sono state trasformate in magazzini.

Nelle altre due cascine invece gli animali vengono ancora allevati: alla Girola non sono molto numerosi, mentre alla Soccorso gli animali vengono allevati in quantita'. In tutte le cascine visitate c'e' il pozzo. Solo alla Girola esso e' al centro del cortile, mentre nelle altre cascine il pozzo e' situato a lato, quasi sempre in un angolo.

Il pozzo serviva generalmente per usi domestici e per gli animali. Alla Soccorso rimangono solo poche sagome di un pozzo che da molto tempo e' fuori uso. Ora in tutte e tre le cascine il pozzo non ha piu' funzionato dal Solo gli abitanti della Malpaga avevano la curiosa usanza di raccogliere l'acqua piovana, forse perche' il pozzo non dava acqua a sufficienza. Generalmente nelle cascine Malpaga, Regosella, Soccorso, Girola venivano le persone legate da vincoli di parentela.

I queste cascine anticamente prevaleva la famiglia patriarcale, a capo della quale vi era il "regiu'", il vecchio padre ricco di anni e di esperienza che gli permettavano di organizzare ogni operazione agricola, di dividere i compiti, di amministrare i beni e di contrattare con l'agente del padrone.

Egli non lavorava, ma si occupava solo del buon andamento della famiglia, cioe' dava ordini per la lavorazione dei campi, vendeva e comperava il bestiame e si occupava delle provviste. Era un tipo molto autoritario poiche' imponeva le proprie idee e non ascoltava il parere degli altri. Era temuto da tutti e specialmente dai bambini. Ad ognuno distribuiva gli incarichi in proporzione all'eta' e alle possibilita', ma tutti erano impegnati.

Agli adulti, finito il lavoro dava la "Murura", cioe' i soldi che usavano per divertirsi. Quando moriva, i suoi beni venivano divisi in parti uguali fra i figli maschi. Accanto a lui viveva la sua vecchia moglie la "Regiura" o "Masera" che si prendeva cura dei figli, nuore e nipoti. Ella aveva un cassetto nel quale teneva le provviste; poteva mangiare quanto voleva, mentre gli altri dovevano chiedere il permesso. Il pane non era mai fresco cosi' se ne mangiava di meno.

Pero' la Regiura non decideva niente e poteva dare ordini solo quando non c'era il Regiu'. La Regiura cuciva le cartelle dei figli e dei nipoti e se questi ultimi si comportavano male a scuola ricevevano la punizione dalla regiura e poi dal Regiu'. Questo genere di vita e' completamente scomparso alla fine della seconda guerra mondiale mentre alla Soccorso nel Lavoro Gli abitanti delle cascine erano in genere contadini, solo pochi erano operai e lavoravano spesso nelle ferrovie Nord e nelle officine meccaniche di Saronno poiche' a Uboldo sorgeva una sola fabbrica.

In quei tempi i lavoratori erano privi di mezzi di trasporto ed erano obbligati a recarsi a lavorare in bicicletta anche in condizioni metereologiche non favorevoli. L'orario di lavoro dei contadini variava di stagione in stagione. In estate il lavoro era molto faticoso infatti i contadini si coricavano molto tardi per poi alzarsi prima delle cinque.

Essi curavano il raccolto e elle semenze. Nella stagione fredda il lavoro era molto meno faticoso e ci si coricava prima e ci si alzava piu' tardi poiche' l'unica preoccupazione era quella di sistemare gli attrezzi per la nuova stagione. Un tempo i campi si lavoravano a mano. In autunno si preparavano i campi per la semina: si arava con il cavallo e l'aratro, si zappava e si seminava il frumento, la segale, l'orzo e le patate.

Intanto nei cortili si preparavano gli attrezzi: vanghe, zappe, ecc. Si andava nei boschi a tagliare la legna che serviva per cuocere il pane e per usi domestici. Quando le condizioni metereologiche non erano favorevoli si pulivano le stalle. Nella bella stagione invece si estirpavano le erbacce che si erano formate sotto la neve e si seminava. Quattro volte l'anno si tagliava l'erba per fare il fieno.

Nei primi giorni di maggio si tagliava il "Magenco", a San Pietro "l'agostano", il "Terzuolo" in agosto il "quartuolo" in settembre. Anche il frumento si raccoglieva a San Pietro 29 giugno. Dopo il raccolto si aravano i campi e si seminava il miglio e gli altri cereali. Il raccolto si faceva seccare sull'aia e a settembre lo si metteva in cascina. Se la semenza non era sufficiente, si portava a casa il frumento e lo si pestava con delle verghe sull'aia. Il lavoro era molto duro.

In autunno si faceva la vendemmia. Nelle cascine che abbiamo visitato: Girola, Soccorso, Malpaga, Regosella, con il quantitativo di latte prodotto dalle mucche una volta si faceva il burro. Esso si faceva nel seguente modo: si prendeva la "Panagia" che era rotonda e alta circa mezzo metro e un piccolo bastone con una rotella. All'intorno si metteva un quantitativo di latte sufficiente per produrre un chilo di burro. Il bastone con l rotella continuava a muoversi su' e giu' finche' si formava il burro.

Quando era ben duro si toglieva dalla panagia e dopo averlo lavorato, era pronto da vendere. Se la produzione era modesta si consumava in casa. Alla cascina Soccorso e alla Girola il pollame allevato serviva l'uso domestico e veniva venduto in piccoli quantitativi; i cavalli invece servivano per i lavori nei campi. Inoltre nelle cascine venivano allevati i bachi da seta che i contadini hanno smesso di allevare fin dalla seconda guerra mondiale.

Alla Malpaga i bachi da seta venivano messi sulla "rigatura" che era come una credenza a ripiani. Alla Girola e alla Soccorso invece venivano posti su tavolette. I bachi richiedevano una costante pulizia. Infatti bisognava pulire i graticci degli avanzi di cibo e escrementi. Le fasi di sviluppo del bruco erano le seguente: ogni 4 o 5 giorni dormivano per un giorno durante il quale mutavano la pelle, che diventava ogni volta piu' stretta.

Questo fatto si ripeteva 4 volte durante un mese; dopo l'ultima muta ai bachi veniva preparato un "Bosco" formato da rametti secchi posti su un graticcio dove cominciavano i loro bozzoli. Le malattie piu' pericolose dei bachi erano; il segno e il marciume. I bachi superstiti venivano venduti a delle industrie che filavano la seta filando o ne facevano matasse destinate all'azienda tessile: in tutte le cascine i bachi erano allevati con cura perche' permettevano alle famiglie di realizzare un buon guadagno.

L'uso della foglia del gelso da parte delle famiglie aveva le sue leggi stabili nel contratto del grano. Vitto Un tempo gli abitanti delle cascien mangiavano generalmente per prima colazione, latte con pane giallo e quest'ultimo era fatto con una miscela di granoturco e frumento. Alla Malpaga questo era tenuto in solaio, mentre alla Girola in una cassetta che era chiamata "marnetta" e anche qui veniva tenuto in solaio coperto da un lenzuolo bianco.

Quando dovevano servirsene mandavano a prenderlo i bambini che cercavano sempre una scusa per non andare perche' avevano paura dei topi o degli insetti. A pranzo consumavano patate, polenta, minestra di pasta o di riso. Nei campi i contadini si portavano polenta affumicata col latte e patate.

Alla Malpaga e alla Girola a differenza della Soccorso i contadini tornavano a mezzogiorno per pranzo. La carne e la frutta erano consumate solo nelle grandi occasioni battesimo, cresima, matrimonio e anche a Pasqua e Natale e talvolta alla domenica. Tempo libero I tipici giochi dei bambini una volta erano: la rella, il gioco dei fagioli, rimpiattino, ecc. Generalmente i giocattoli dei bambini erano costruiti da loro stessi. Nella stagione fredda si divertivano nelle stalle mentre in estate giocando nei cortili portando cosi' molta allegria.

Ma vediamo ora come erano organizzati questi giochi. Si giocava alla rella con un bastone di circa 60 cm. Con un unico colpo, il bastone piccolo doveva entrare in un quafrato, delimitato da mattoni o sassi. Aveva vinto il gioco chi centrava il quadrato. Un altro gioco molto diffuso era quello dei fagioli. Si prendevano dei fagioli e si mettevano uno sopra l'altro costituendeo dei mucchietti, disposti dietro una riga, si dovevano colpire questi con dei sassi.

Chi mirava piu' mucchietti aveva vinto. Oppure chiedevano al vecchio Regiu' di andare insieme agli amici a bere. Le donne invece, rarament4e giocavano a carte, ma il piu' delle volte anadavano nelle stalle a rammendare o a ricamare tessuti.

Organizzazione In tutte le cascine ai nostri giorni si riscontra una vita detta "Cellula familiare". Questa e' composta in media dai genitori piu' due figli generalmente. Essa e' chiamata cosi' perrche' e' una piccolissima comunita' che fa da se'. Generalmente il padre lavora, la madre o sta in casa casalinga o lavora anch'essa. La vita familiare non e' piu' condizionata dal vecchio e austero sistema patrircale. Oggi non si vive piu' insieme cioe' le persone vincolati da legami di parentela sono ormai distaccate.

Spesso i figli collaborano al buon andamento della famiglia; da adulti consegnano lo stipendio al padre o alla madre ma pretendono una piccola mancia che permette loro una certa indipendenza. Ma vediamo piu' da vicino i vari compiti ei gernitori: la madre "Casalinga" svolge piu' o meno gli stessi compiti di molto tempo fa: accudisce alla casa, educa i figli il che e' molto difficile. Comunque il lavoro manuale della "Mamma" odierna, e' molto facilitato da molti attrezzi aspirapolvere, lucidatrice, lavatrice, lavastoviglie, ecc.

Il padre e' di solito colui che porta a casa lo stipendio che serve per il buon andamento della famiglia. Una buona parte va alla moglie che deve utilizzarla nell'acquisto del vitto, dei vestiti, e per provvedere a tutte le necessita' della famiglia. Oggi nelle cascine l'attivita' degli abitanti e' simile a quella di coloro che abitano nel nucleo abitato.

Infatti nelle cascine la maggior parte delle persone si reca a lavorare, nelle industrie e soprattutto alla Lazzaroni e alla Contardo o gestisce in proprio piccoli magazzini V. Tutti lavorano con ritmo severo, ma in compenso vengono ben pagati: il loro guadagno e' maggiore di quello che otterrebbero lavorando i campi i quali non sempre sono produttivi a causa delle sfavorevoli condizioni di tempo.

I lavoratori usufruiscono di una mensa, inoltre godono di una buona assistenza saniataria. Gli abitanti che restano nelle cascine si dedicano alla agricoltura, quasi sempre per occupare il tempo libero. Solo alla Soccorso e' rimasta l'antica tradizione agricola e la situazione economica e' migliorata grazie anche alle nuove tecnologie agricole. Come al solito in autunno si prepara il campo alla semina dei cereali; dopo queste si attende l'ora del raccolto.

A tutte queste funzioni, ora, pensano le mietitrici, le seminatrici, le imballatrici elettriche. Anche nelle stalle sono state introdotte nuovi mezzi meccanici che facilitano il lavoro di pulizia dei contadini. Vitto attuale Attualmente il vitto degli abitanti delle cascine e' molto cambiato. Per prima colazione generalmente ci si nutre con tr', caffe' con biscotti, pane ecc. Il pranzo attuale presenta molte varianti.

In genere pero' e' composto da un primo piatto minestra, pasta asciutta, risotto, ecc. Infine ognuno mangia a piacere frutta. La cena rispecchia pressapoco il pranzo; anch'essa e' composta da un primo piatto e da un secondo. Generalmente nell'intervallo tra i vari pasti si fa uno "spuntino" per spegnere l'appetito. Il tempo libero Oggi gli abitanti delle cascine non passano piu' il loro tempo libero solo coltivando i campi, ma lo impiegano in altre attivita' piu' o meno impegnative.

Il giornale che si legge moltissimo e' Famiglia Cristiana, Comunque sia uomini che donne non leggono libri o giornali molto impegnativi poiche' il grado di cultura di queste famiglie e' piuttosto modesto. Anche i programmi televisivi sono seguiti secondo il proprio grado di cultura: quelli di maggior gradimento sono: telegiornale seguito soprattutto quando succede qualcosa di clamoroso e film di avventura e varieta'. Purtroppo non gradite le commedie, le varie elezioni elettorali o sindacali.

Nelle cascine tutti gli abitanti non frequentano il cinema per mancanza di mezzi di comunicazione tra Uboldo e Saronno. Un passatempo che e' ancora abitudine per tutti gli uomini e' quello di ritrovarsi nelle osterie per giocare a carte. Per le donne c'e' ancora la vecchia usanza, specialmente per le piu' anziane, di ritrovarsi a ricamare, a lavorare a maglia e all'uncinetto.

Conclusioni: ovvero il cambiamento del genere di vita nelle cascine Un confronto fra la vita di un tempo con quella attuale dimostra come ci sia stato un cambiamento nel genere di vita nelle cascine. Apparentemente, l'ambiente e' lo stesso di quello di tanti anni fa; poco resta degli antichi locali e del loro arredamento; infatti ogni abitante ha trasformato i locali di sua proprieta' riammodernandola e introducendo i servizi.

Non esistono piu' il vecchio camino e il "camerin". Solo alla Soccorso vecchio vedi ambiente si conduce una vita abbastanza simile a quella di un tempo, ma vicino alle vecchie case, sono sorti nuovi appartamenti piu' funzionali. C'e' stato un cambiamento profondo, anche per quanto riguarda la proprieta' fondiaria, dovuto al frazionamento della proprieta' in seguito ad atti di vendita o a intricate successioni.

Cio' ha fatto in modo che intorno alle cascine venissero costruite nuove abitazioni quasi sempre monofamiliari, abitata spesso dai figli di coloro che un tempo abitarono le cascine. In effetti il passaggio dalla vita agricola a quella industriale cambio' sia il tipo di organizzazione familiare, sia quelle delle abitudini alimentari degli abitanti.

La famiglia patriarcale e' solo un vecchio ricordo, cosi' come le famiglie numerose. Infatti una societa' agricola e' piu' disposta a una prole numerosa perche' conta su di essa, come maggiore forza di lavoro nei campi. Il lavoro nelle fabbriche ha permesso di migliorare l'alimentazione, infatti tutti consumano un vitto assai meno genuino. In un secondo luogo ha creato il problema del tempo libero un tempo quasi inesistente e il problema dei trasporti ad esso legato.

Coloro che non hanno i mezzi di trasporto propri si trovano in diverse difficolta' causate da questa situazione. Tutti sperano che il comune in futuro risolva questo problema. Il cambiamento da un mondo agricolo ad un o industriale ha in un certo senso "maturato" i lavoratori da un punto di vista civile e politico. L'indice di gradimento e' cambiato. Solo gli anziani non lascerebbero la loro cascina ove sono nati e cresciuti.

Le persone di media eta', accettano la vita in cascina superficialmente, mentre sperano in una definitiva sistemazione in paese. I giovani invece la rifiutano o la subiscono. Attualmente, poi, nelle cascina, abitano spesso gli immigrati del meridione che vi si sistemano anche perche' il canone di affitto non e' molto elevato. Fra questi, alcuni sono contenti di vivere in un ambiente simile a quello che hanno lasciato e che non provoca loro un brusco cambiamento, altri invece appena trovano una sistemazione migliore lasciano le cascine.

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